Movimento
Ginocchia e scale: perché scendere pesa più che salire
Chiedete a chi ha le ginocchia delicate quale delle due direzioni sia peggio. La risposta è quasi sempre la stessa, e sorprende, perché salire è la direzione che stanca il fiato. La spiegazione sta nel modo in cui il muscolo lavora nelle due fasi.
Due modi opposti di contrarsi
Quando salite un gradino, il quadricipite si accorcia mentre produce forza: solleva il corpo contro la gravità. È una contrazione concentrica, costa ossigeno, alza la frequenza cardiaca, e per questo salire «si sente» subito.
Quando scendete, il quadricipite deve fare il contrario: si allunga mentre continua a produrre forza, frenando la discesa del corpo. È una contrazione eccentrica. Consuma molto meno ossigeno — ecco perché scendere non toglie il fiato — ma genera tensioni più alte a parità di attivazione, e trasferisce quelle tensioni all’articolazione femoro-rotulea, cioè al punto in cui la rotula scorre sul femore.
Il paradosso è tutto qui: la direzione che affatica di meno il sistema cardiorespiratorio è quella che carica di più il ginocchio. E siccome scendere è facile, si tende a farlo in fretta, il che aumenta ulteriormente la forza da assorbire a ogni gradino.
Quattro correzioni che cambiano il carico
Nessuna di queste richiede attrezzatura e nessuna è un trattamento. Sono aggiustamenti di tecnica.
- Appoggiare più piede possibile. Scendere sulla punta concentra tutto il lavoro di frenata sul quadricipite. Se la profondità del gradino lo consente, appoggiare l’intera pianta distribuisce meglio.
- Rallentare la discesa. Una discesa controllata allunga il tempo su cui la forza si distribuisce. Il gesto va «posato», non lasciato cadere.
- Usare il corrimano. Non è un segnale di fragilità: una mano appoggiata scarica una quota reale del peso corporeo e migliora l’equilibrio nella fase in cui si è in appoggio su una gamba sola.
- Un gradino alla volta, con la stessa gamba avanti. Nelle giornate in cui il ginocchio è più sensibile, scendere portando sempre la stessa gamba per prima e affiancando l’altra dimezza il numero di frenate a carico del lato dolente.
La parte contro-intuitiva: le scale non sono il nemico
La conclusione facile sarebbe evitare le scale. È quasi sempre la scelta peggiore. Il lavoro eccentrico è anche uno stimolo di rinforzo, e la muscolatura della coscia è ciò che stabilizza il ginocchio: meno la si usa, più il carico finisce sulle strutture passive dell’articolazione.
Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità per gli adulti indicano 150–300 minuti settimanali di attività aerobica moderata più almeno due sedute di rinforzo muscolare che coinvolgano i grandi gruppi. Le rampe di scale di una giornata normale rientrano in pieno in quel conteggio, ed è movimento che non richiede né tempo dedicato né abbonamento.
La distinzione utile è fra un fastidio che compare durante lo sforzo e passa poco dopo, e un dolore che si presenta anche a riposo, di notte, o che si accompagna a gonfiore, cedimenti o blocchi. Il primo è materiale per un aggiustamento di tecnica. Il secondo è materiale per un medico, e non per una ricerca online.
Il muscolo che non si allena da solo
Se le scale di casa sono poche o non ci sono, il gesto si può riprodurre con lo step down: in piedi su un gradino basso, scendere lentamente con una gamba sfiorando il pavimento con il tallone e risalire. Tre serie da otto per lato, con il corrimano a portata di mano, allenano esattamente la fase eccentrica di cui parliamo.
Se avete una diagnosi in corso a carico del ginocchio, dell’anca o della schiena, chiedete prima al vostro medico o a un fisioterapista: qui parliamo di meccanica generale, non del vostro caso.
Fonti
- World Health Organization 2020 guidelines on physical activity and sedentary behaviour — Bull et al., British Journal of Sports Medicine, 2020.
- Adult Activity: An Overview — Centers for Disease Control and Prevention.